Peter Pan, oltre la favola (e le finestre)

Questo blog dovrei seguirlo di più. E’ vero. Sono imperdonabile, incorreggibile, ingiustificabile. Ma gli eventi mi travolgono, forse dovrei smetterla. Forse dovrei dare un senso al libro: “Come economizzare il tuo tempo”, “Come fare (quasi) tutto in 24 h Vol.1” e “Come fare (quasi) tutto in 24 h, ma senza l’orticaria Vol.2”.   Ho mamme in attesa (e non solo nel senso che sono incinte) ma in attesa che le loro (per altro bellissime) storie vengano pubblicate, che le loro idee trovino sfogo anche su queste pagine. E io accumulo, accumulo, piano piano aggiungo, depenno, passo al rigo successivo. E poi c’è da seguire tutto l’aspetto della narrazione personale. Scusate, che blog sarebbe se non vi raccontassi un po’ dei beati cavoli miei? Se non pubblicassi ogni tanto uno di quei post che solo a leggere il titolo ti viene da dire: “ma chi te l’ha chiesto?” ma che poi, per sano e innato voyeurismo (detto anche “sindrome della portiera”) te lo leggi lo stesso? Ad esempio, non vi ho raccontato che per la seconda festa della mamma della mia vita, per la prima volta nella mia vita, mio figlio ha recitato per me una poesia. E non vi ho raccontato che sono stata brutalmente scippata di questa poesia perché il piccoletto, mentre la ripeteva, ha modificato intenzionalmente il testo cha da “mammina mia” a “papino mio”.  Ingrato. Comunque, glissando sul doloroso superfluo, c’è che da qualche giorno racconto “all’ingrato” la favola di Peter Pan. Cioè la favola di un bambino vestito praticamente come Robin Hood che di notte, mentre tutti dormono, se ne va in giro a importunare giovani donzelle in camicia da notte, imboccandogli direttamente dalla finestre della stanza, situata per di più all’ultimo piano del palazzo. E che dopo essergli imboccato in stanza, le intorta manco poco, raccontandogli sta fandonia di aver perso la sua ombra e invitandole a VOLARE Giù DALLA FINESTRA??? Ma dico io, e che sò storia da raccontarsi queste? Ora, a parte i dettagli modificati della mia favola (la finestra non era all’ultimo piano, Wendy abita al piano terra;  non si esce mai di notte, men che meno con gli sconosciuti, a maggior ragione se sono vestiti di verde come Bertinotti e ti dicono che hanno perso qualcosa), c’è un’altra storia che riguarda Peter Pan. E’ una storia di coraggio e tenacia, che ha avuto un lieto fine. L’ho seguita in passato più e più volte, qui, qui, qui e qui per Il Fatto Quotidiano. E oggi, dalle pagine del mio blog, mi sento di rilanciare. Continua a leggere

Un fiore

In questo blog, per una volta, esulo dalla mammitudine, dalla maternità precarie e dalla genitorialità precaria, per parlare di Femminicidio.

Femicidio è quando viene uccisa una donna

Femminicido è quando ti uccido perché sei donna (e perché sei/non sei più mia).

Il Femminicidio è

il femm è Continua a leggere

Una Donna al Quirinale, se non ora quando?

Il 15 aprile scorso, oltre 50 voci femminili, di giornaliste, blogger, esponenti di associazioni e movimenti per la parità di genere, hanno lanciato un video appello dal titolo inequivocabile: Voglio una donna al Quirinale.

Oggi un nome c’è, è quello di Milena Gabanelli, molto più di una signora. Milena Gabanelli è una chance per l’Italia di ricominciare attraverso la tenacia, la trasparenza,  la guerra agli inciuci, il riconoscimento del merito e della parità di genere. Tutti fattori determinanti senza i quali non sarebbe possibile nessun risorgimento italiano. E se esistono ancora ragazzi convinti che tra i requisiti costituzionali per guidare la nazione ci sia quello di essere uomo, in quanto maschio, vuol dire che un cambio di genere alla presidenza della Repubblica è più che mai necessario.

Eleggere una donna al Quirinale non richiede una modifica costituzionale, ma un cambio di mentalità. Se non ora, quando?

h(APP)y – Seconda parte

Bologna è una città accogliente. Talmente familiare da farmi sentire quasi a casa, a casa mia, con Mattia, la febbre, la scarlattina… e tutto il resto. Vi ricordate che sarei dovuta andare qui a fare questo?

Sciocchina io, a non pensare che di certezze nella vita ce ne sono poche, ma su una si può sempre contare. I bambini si ammalano quando, nell’ordine:

hai il colloquio di lavoro più importante della tua vita

hai la prova d’esame più importante della vita

devi incontrare Barack Obama, Michelle e tutta la famiglia

e, ovviamente, devi partire. Per lavoro o per vacanza, poca importa. L’essenziale è tu abbia appena prenotato, speso soldi, data conferma, numero della carta di credito, credenziali e gruppo sanguigno. Irreversibile, irrimborsabile.

Praticamente, una sòla.

Fatto sta che Mattia, il giorno prima della prima, si è fatto venire la scarlattina, la gengivite e la tracheite. Quindi, la presentazione dell’App Facciamo! (abbinata al libro per l’infanzia Facce) è stata accolta con grande ovazione di pubblico, ma senza noi. Sò soddisfazioni.

E allora, adesso, ce la vediamo insieme.

h(APP)y – Prima parte

Questo è il racconto di come un libro possa nascere da pezzetto di carta rosso e di come questo libro diventi animato con il tocco del dito di un bambino. E’ il racconto dell’unione speciale tra creatività e tecnologia, e dell’incontro tra persone altrettanto speciali che l’hanno reso possibile.  E’ la dimostrazione di come tutto cambia, anche l’approccio al gioco. E non è sempre un male. Continua a leggere

Salva un diritto, adotta anche tu un vincitore di concorso Ice

Qualche tempo fa mi ha scritto Roberta, mamma di due bambine, laureata, specializzata, innamorata e vincitrice a tutti gli effetti di un concorso pubblico a seguito del quale non è mai stata assunta. La sua storia, e la vicenda dei vincitori non assunti dell’Ice, la trovate nel mio ultimo pezzo per Il Fatto Quotidiano.

Qui sotto, invece, pubblico un piccolo stralcio della sua lettera e il video contenuto nel blog che Roberta e i suoi “colleghi” mai assunti hanno realizzato per raccontare e denunciare una storia lunga 900 giorni. Continua a leggere