12 donne, 12 attrici, tutte e 12 sullo stesso palcoscenico. Aiuto.

Non potevo non parlarvi di The women e non solo perché una di queste 12donnesulpalcoaiuto è Betta Cianchini, socia del mio cuor, ma perché mi piace il colore rosso. Ecco, no. Non ditelo quello a cui state pensando, quello che direbbe anche il Grande Capo Esticazzi . E’ solo che il rosso, in questo spettacolo teatrale, ha il suo perché. E’ un rosso giungla, che dalle unghie dipinte di una donna, arriva a tingere l’universo di tutte e 12, coprendo di sfumature accese il bianco e il nero degli anni ’30, per arrivare fino ai nostri giorni.
The Women non l’ho ancora visto. E quindi non posso recensirlo (geniale eh?). Debutterà il 24 aprile prossimo, al Teatro dell’Angelo di Roma, e solo allora potrà gustarmelo e parlarvene. Però già mi stuzzica. Mi piace la copertina, mi piace il palco al femminile, mi piacciono gli anni trenta del XI secolo, mi piacciono le perle al polso di una mano nervosa, mi piacciono le scene, i costumi e i cappelli sopra le pieghe stirate. Mi piace che sia di Clare Boothe Luce, direttrice di Life, Vogue e Vanity Fair e Ambasciatrice statunitense in Italia dal 1953 al 1956.
Mi piace perché ci andrò con un’amica, e mi piace l’idea che un giorno, a teatro, ci andremo in famiglia. Io, Lui e il tipo bassetto.
Vi lascio con le parole della regista, Carlo Corradi, che fanno così. “La grande modernità di “The Women” sta nell’intuizione che l’unica forma possibile di libertà per una donna sia nella ricerca della felicità, nell’amore per se stessa, nel sapersi conoscere e nel sapere ciò che si vuole. E se fatti e dialoghi ricordano tanto il presente c’è seriamente da chiedersi dove siano finiti più di sessant’anni di lotte per l’emancipazione femminile”.
Carlotta Corradi