Ma anche No

i win by FataTrash

Caro Mattia,

ti annuncio ufficialmente che anche quest’anno non andrai all’asilo.

Ieri sono uscite loro, le terribili graduatorie di accesso ai nidi comunali. Il server del Comune di Roma è andato in tilt, proprio come il cervello di chi di il Comune lo governa da anni. Un processo di copia inevitabile.

E ancora una volta accanto al tuo nome era impressa la scritta: compri una vocali o chiedi l’aiuto da casa?. Ecco, mi sa che anche a sto giro chiedo l’aiuto da casa. Casa di mia madre.

Potrei anche spiegarti il motivo per cui non ti hanno preso.  Potrei dirti, ad esempio, che anche quest’anno abbiamo giocato al gioco del “gratta (te) e vinci un posto al nido”, sottotitolo “ma anche no”.

E infatti noi, anche no.

Potrei dirti che a settembre, quando avrai quasi due anni, la mattina non ti porterò all’asilo a giocare con gli altri bambini ma in compenso potrai andare a sciare. Mi sembra uno scambio sensato.

Potrei dirti che non ti hanno preso perché sei troppo bello e al nido ci vanno solo i brutti. Sì, sarebbe un criterio di selezione assurdo, ma non meno assurdo di quello per cui i disoccupati hanno meno punti in graduatoria per accedere a un asilo comunale degli occupati.

Caro Mattia, li vedi quei documenti per l’iscrizione al nido? Che bello, hai finalmente trovato qualcosa da buttare nel cesso.

17 pensieri su “Ma anche No

  1. Che dire? è prioprio il criterio del comune che è perverso! se sei disoccupato (o lavoratore in nero, che per loro è uguale) hai meno punti di chi ha invece il contratto x2!
    ho sentito di gente che si fa fare buste paga e contratti falsi a pagamento solo per poter rientrare nelle graduatorie. siamo davvero alla guerra tra poveri…Poi ci aggiungi che gli asili privati ti chiedono dai 350€ in su a bambino ed ecco qua che la frittata è fatta!
    Ci sono anche gli asili privati convenzionatim che a mio avviso dovrebbero in qualche modo fare da paracadute a chi non ci sta dentro col reddito, no? non so, con delle tariffe agevolate, più alte delle rette comunali ma più basse di quelle private, così, per i poveracci che non rientrano nelle loro maledette graduatorie…e invece no, il posto nella privata convenzionata lo paghi come un privato, ma hai gli stessi orari del pubblico, quindi devi correre a prendere il bimbo alle 4.00 e se il comune dice che si fa il ponte di una settimana a Pasqua devi trovare qln che te lo tiene il pargolo, pur pagando la scuola come se fosse aperta tutto l’anno..
    Io lavoro con contratto a tempo indeterminato, ma i parenti più vicini che ho sono a 600km da qui, mio marito si divide tra lavori occasionali sempre in nero perchè c’è la crisi, non assume nessuno, figurarsi poi se assumono uno straniero…l’affitto come un macigno sulle spalle, zero chance di avere una tariffa agevolata o una casa popolare, non sia mai! e continuiamo a pagare anche il nido privato, 400€ al mese che passa la paura!!

  2. ci lamentiamo sempre dell’Italia, ma in questo caso almeno hai potuto fare domanda. Qui nel magnifico welfare svedese se non lavori, non hai proprio diritto a mandarcelo in assoluto tuo figlio al nido

    • Ma dai, è vero! L’Italia è all’avanguardia, ti fa fare le domande anche se si sa già in anticipo che praticamente è una battaglia persa… però qui posso stare ore al PC a compilare moduli mentre i server pubblici vanno in tilt, oppure meglio naora posso perdere mattinate intere di fila agli uffici per inoltrare richiesta di persona… poi tanto resto col c*lo per terra… però che conquista democratica POTER FARE DOMANDA

  3. figurati, non volevo certo scatenare la “guerra dei mondi”. Volevo solo mettere in evidenza il fatto che in Italia abbiamo la tendenza a lamentarci un po’ di tutto. Non prendertela, ma quello che tu vedi come la negazione di un diritto è perfettamente normale in paesi che noi vediamo come molto più “civili” ed “equi” del nostro. Se non lavori ti tieni il figlio a casa, punto. Ovviamente poi ci sono delle contropartite, tipo sussidi di disoccupazione, certezza di avere il posto al nido pubblico se lavori, nido-asilo che tiene i bambini con orari compatibili con il lavoro senza necessità di spese supplementari ecc. ecc. Per carità, io me ne sono andato dall’Italia per questi motivi ed in qualche modo ti capisco. Però vorrei comunque mettere in risalto che ci dovremmo battere per alcuni capisaldi e non lamentare sempre per tutto, altrimenti la situazione peggiorerà sempre di più.
    Un saluto,
    V.

    • la nostra battaglia concreta, che non è fatta di lamentele, la stiamo conducendo sul campo di municipio in municipio, a partire dal XIII (Roma), per andare proprio a colmare le carenze istituzionali nell’ambito socio sanitario. leggi anche qui http://www.facebook.com/groups/433473976663243/ Oltre 500 contatti in pochi giorni è il segnale del vuoto cosmico in cui si trovano i cittadini. L’esterofilia l’ho sempre odiata, tanto è che non faccio quasi mai confronti con altri paesi, nè li ho fatti in questo post. Preferisco parlare prevalentemente di quello che vivo. Certo è che la grave carenza italiana, come dico tu, non è solo nell’assenza dei servizi ma nella mancanza di ammortizzatori sociali di cui invece godono i cittadini del nord europa.
      Figurati, io non me la prendo mai, se non quando serve.

  4. Io forse sarò impopolare ma penso sinceramente che i bimbi al nido non ci dovrebbero andare e infatti i miei non li ho mandati. Credo che nei primi 3 anni il loro essenziale bisogno sia stare con un adulto di riferimento ovvero la mamma o il papà.
    Come conciliare questo con il mutuo e la necessità/voglia sacrosanta della mamma di dedicare tempo a se stessa e alla soddisfazione professionale?
    Ovviamente non lo so, io ho trovato il mio equilibrio precario fatto di mille rinunce e salti mortali ma tutto sommato ora che sono entrambi alla scuola materna, se mi guardo indietro non solo non mi pento ma penso che forse avrei avuto qualche rimpianto mandandoli al nido.
    Avrei avuto bisogno di servizi pubblici? sì! miliardi di servizi, baby-sitter preparate che rispettano gli impegni, spazi di socialità che facilitino lo scambio tra genitori, aiuti economici, spazi gioco in cui poter lasciare i bimbi qualche ora o qualche pomeriggio….e tanti altri anche per le cose più futili come una parrucchiera baby-friendly ;-)
    Se ve lo state domandando…no, non ho un marito che guadagna 6000eur al mese. No, non ho una mamma/suocera disponibile H24 e No, non ho avuto la maternità (per l’assurda divisione tra inps dipendenti e inps gestione separata, io avevo i contributi un po’ qui e un po’ là e nessuna delle due casse conteneva abbastanza)

    • vedi, per quanto mi riguarda non sei impopolare. Affermo da sempre di non credere nel valore pedagogico dei nidi, perchè fino ai tre anni l’identità, l’autonomia e la sicurezza del bambino si sviluppo soprattutto attraverso un solido legame familiare. Solido e non ansiogeno, ovviamente. Il primo anno di vita di mio figlio, presa dalla preoccupazione per non riuscire a coniugare tutto, presantai domanda al nido. Oggi posso dire con certezza di essere felice che non l’abbiamo preso. Ma questo perchè ho avuto la possibilità di crearmi intono un’alternativa, anche se a fatica e con mille, anzi duemila compromessi. Anche nel mio caso ho fatto delle scelte, che non definirei rinunce perchè la posta in gioco era troppo importante e prioritaria. Quando al parco mi chiedono se il bambino è così socievole perchè va al nido, io rispondo che è così socievole proprio perchè al nido non ci va. Più che altro è sicuro di sè. Per fare questo ho rimesso in gioco la mia vita e il mio lavoro. Ma ho fatto i conti con un aspetto economico che mi condizionerà il futuro, e per questo ora, che ha quasi due anni, devo avere un’alternativa. Ilpunto nel mio articolo, e in tutti quelli che avrai modo di leggere sul fatto Quotidiano http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/mcampitelli/, è che non esiste questa alternativa. Lo Stato, dov’è? Quando una famiglia ha bisogno, dove cavolo sbatte la testa? Allora ben vengano le tagesmutter, le tate condivise, al posto dei nidi. Il problema è che stanno depotenziando anche questo servizio, senza incentivarne altri. Il nido è solo un esempio, che coinvolge centinaia di famiglie, lasciate sole nel paese del family day. Vedi qui per capire a cosa mi riferisco http://www.la7.it/piazzapulita/pvideo-stream?id=i509113
      Grazie del tuo contributo, alla fine siamo sulla stessa lunghezza d’onda.

      • anche a me dicono sempre “si vede che va all’asilo, è così socievole e indipendente”. a volte non rispondo neppure, aspetto il secondo commento, quando dopo aver corso, giocato con tutto e tutti, mi guarda e mi chiede “mamma..tetta” (chiara mamma di bianca 22 mesi)

  5. ero certa, non avevo dubbi, e invece, ora sarò costretta a rivedere tutto.
    entrambe lavoratori, io e il mio compagno, precari quello sì, ma lavoratori; per tutto quest’anno, ci siamo arrangiati senza nonne, nè asilo, e figurati se ci prendevano a noi. giusto qualche ora di disponibilità di un’amica che, disoccupata, non è riuscita a tirarsi indietro dall’aiutarci, e noi abbiamo approfittato dei nostri maledetti lavori a turni per alternarci con la amatissima figliola, che quando riesce a vederci insieme non sta nella pelle dalla gioia, e pure noi!! ma dopo tutto quest’ anno la fatica si fa sentire e quando ero sicura che…manco uno, 10, 20, 30, non lo so non li ho voluti nemmeno contare, bambini più fortunati di noi. eppure a malapena ce la facciamo ad arrivare a fine mese.
    e poi senti le mamme al parco che raccontano di finte partite iva, di finti lavori all’estero dei mariti imprenditori solo per ottenere due punti in più e garantirsi il posto, quello che però era mio e non loro.
    un giretto per gli asili del quartiere: signora c’è un’offerta! Sentiamo: 500 euro fino alle 13,30 ma con 40 euro in più può lasciarlo anche fino le 15…
    alla fine come finirà? che uno dei due dovrà rinunciare al lavoro, io sicuramente, e mi dedicherò alla famiglia, tanto poi se decido di aver un altro figlio non mi pagano neanche la maternità!!!!

    • chiara, capisco perfettamente. Questo è un paese dove la precarietà è una condizione socialmente imposta ma non socialmente riconosciuta. Ci richiedo la “flessibilità” senza preoccuparsi di organizzare intorno un sistema di welfare che sostenga questa flessibilità. In una parola, siamo soli. Soprattutto chi lavora in proprio, chi è libero professionista, che ha accettato la sfda più alta, si sente rispondere: ma lavori da casa, allora è facile! Questa, cara Chiara, è ignoranza. restare ancorati alla logica del cartellino timbrato, per misurare la quantità di lavoro svolto, è antidiluviano. La mancaza di scuole pubbliche per l’infanzia crea condizioni di povertà, perchè uno dei due deve rinunciare a lavorare. Proprio per questo stiamo per avviare una mobilitazione collettiva di cui presto ti dirò e dirò a tutte voi. Chiara, resisti!

  6. Ho letto e apprezzato quetso articolo, anche io sono nellatua situazione ma per la materna, che forse è ancora più sconfortante perché dai 3 anni in poi dovrebbe essere fuori dubbio che i bimbi devono stare anche un po’ con altri bimbi… per consolarmi mi dico sempre “dai, una regola la dovevano pur mettere” ma in effetti è proprio una guerra tra poveri, e chi ha punti bassi perché non ha lavoro il lavoro di sto passo non lo troverà mai… CIao e grazie!

  7. ciao a tutte, sono chiara, mamma di bianca, quasi dueene, avevo scritto qualche rigo sopra a questo. non è cambiato molto da come vi avevo lasciato: bianca non va all’asilo, ho lasciato il lavoro per dedicarmi a lei. non mi pento della scelta, anche se costa in tranquillità economica e fatica personale, ma ora, come dire inizio a sentire l’esigenza di fare anche altro e di offrire a mia figlia anche l’ooportunità di fare altro che non sia per forza essere portata all’asilo tutto il giorno. Nell”irrefrenabile voglia di reinventarmi, eccomi qui per cercare mamme o papà, bisognerebbe essere almeno in 3, che vivono a roma nord, zona ponte milvio e dintorni, per cercare di creare una sorta di “nido”, nel vero senso di luogo che aaccoglie, in casa (anche itinerante , cioè alternando le case per evitare che l’invasione di bambini ricada tutta su una famiglia). l’impegno sarebbe o mattutino o pomeridiano ma garantirebbe ad ogni genitore di avere alternato dei momenti liberi durante la settimana. ovviamente bisogna prima conoscersi, capire se si hanno le stesse idee di educazione, soprattutto se si va d’accordo e nell’occasione vi spiegherei meglio questo modo un po’ cervellotico, ma meno di quello che si pensi, per far stare i nostri figli con altri bambini, i genitori meno soli, e crescere in un ambiente protetto e a costo 0.
    fatevi avanti, la mia email è chiaraguglie@libero.it
    chiara

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